Scuola digitale: didattica vs tecnologia?

Abbiamo letto con interesse (e condiviso sulla nostra pagina Facebook) l'articolo di Giovanni Biondi sulla formazione digitale degli insegnanti. Secondo il presidente di INDIRE, per non sciupare l'opportunità unica che il PNSD offre - adeguare il modello educativo italiano alle esigenze della società attuale e dei suoi figli, senza però disperderne lo straordinario patrimonio - è necessario cambiare l'approccio dei corsi di aggiornamento e spostare l'attenzione dalla tecnologia alla didattica.

Credo sia importante sottolineare questo aspetto, perché in ogni sede in cui abbiamo avuto modo di incontrare gli estensori del PNSD, abbiamo sentito da loro ripetere come un mantra la visione del MIUR, che con quanto detto sopra si sposa perfettamente: nella scuola digitale la didattica è al centro e la tecnologia è abilitante (cioè permette di attuare nel modo più appropriato le metodologie didattiche che l'insegnante sceglie), nella scuola digitale l'alunno è al centro e il docente è un facilitatore, nella scuola digitale cambiano gli ambienti d'apprendimento per creare spazi in cui costruire il sapere invece di trasmetterlo.

La sostanza del PNSD potrebbe anche essere riassunta in queste poche frasi, che se da un lato ridimensionano l'importanza della tecnologia (mezzo e non fine!), dall'altro costituiscono la vera sfida per noi professionisti dell'educazione. Lavorare nella scuola digitale richiede infatti di ripensare il nostro ruolo, prima ancora che la nostra "cassetta degli attrezzi", perché in un mondo in cui le informazioni sono ovunque non serve un docente che trasmetta nozioni, ma un docente che insegni a trattarle (un facilitatore, appunto). Tutto questo del resto era già scritto nelle Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo, sulle quali costruiamo il nostro Curricolo per competenze e non per conoscenze (o, peggio ancora, per programmi).

Con il PNSD si compie ora un passo ulteriore: ci viene chiesto di integrare la tecnologia in questo modello didattico nuovo. Il perché è semplice: la tecnologia è ovunque (tranne che nelle scuole...), così trasparente che noi tutti la usiamo e non ce ne accorgiamo se non quando dobbiamo farne a meno; la tecnologia è familiare per i bambini di oggi ed è nostro compito insegnare loro ad usarla con competenza, allenandoli al futuro che li aspetta; la tecnologia ha favorito nei "nativi digitali" uno sviluppo neuronale nuovo, per cui il loro modo di apprendere differisce dal nostro e non possiamo non tenerne conto*; la tecnologia, ultimo ma non ultimo, rende possibile una nuova didattica, funzionale al modello educativo di cui sopra.

Dunque tutto torna sulla didattica, ma in fin dei conti questo è il nostro mestiere. Quello che ci aspetta, quindi, non dovrebbe spaventare (qualcuno è forse spaventato?), ma rappresentare un'occasione d'integrazione tra i saperi esperti di chi è nella scuola da anni e le novità portate dai chi guarda già al futuro. Un'occasione di crescita straordinaria, dunque, come tutti gli incontri (e noi della Volumnio lo sappiamo bene), ma soprattutto l'occasione da cogliere per restituire ai nostri bambini e ai nostri ragazzi le chiavi del futuro.

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*Su questo è interessante il contributo di Paolo Ferri (Università Milano Bicocca)





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