Correva l'anno 1957...

Correva l'anno 1957 ed il poco più che cinquantenne Guido Calogero (Roma 1904-Roma 1986), filosofo, partigiano, politico e saggista https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Calogero si trovò ad essere anche insegnante, in un Liceo di Roma. Proprio in quel periodo aveva intrapreso una collaborazione con la rivista "il Mondo" di G. Pannunzio in cui pubblicava interessanti riflessioni sullo stato della Scuola italiana che vennero poi raccolte nel libro "Scuola sotto inchiesta", Einaudi, 1965.



Di recente il nome di Calogero, ingiustamente caduto nell' oblio, è stato rispolverato dal prof. Eros Grossi in un articolo intitolato "Fuori aula. L'uso di Edmodo per nuove strategie didattiche", nel numero 4 della rivista BRIKS (scaricabile al seguente link http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/la-rivista/ ).

Guido Calogero (1904-1986)
Grossi sostiene, giustamente a mio avviso, che i nuovi "ambienti di apprendimento" servono a creare una didattica più attiva e orientata allo sviluppo delle conoscenze necessarie al cittadino italiano ed europeo dei prossimi anni.

In realtà questi obiettivi appaiono in linea con una visione educativa che lo stesso Calogero sosteneva con forza dalle pagine de "Il Mondo" in cui, tra l'altro, non mancava di censurare "l'impostazione mnemonico-catechistica, ossessione per i programmi e per l'onniscienza" che affliggeva fin d'allora la Scuola italiana.

Guido Calogero e Norberto Bobbio

Correva l'anno 1957 e così scriveva Guido Calogero:"La scuola italiana, in generale, dovrà essere resa assai meno faticosa, meno autoritaria, meno estranea e angosciosa, e quindi meno creatrice di nevrosi, di quanto ora sia. [...]. I professori siano liberi di leggere testi con gli scolari, di esercitarvisi con loro, di rispondere alle loro interrogazioni, di inventare temi di studio e di ricerca, e, soprattutto di conversare e di discutere, senza troppa paura se le discussioni non saranno rapidamente concludenti e se nella classe non regnerà quel silenzio, in cui non si sentono volare le mosche".

A distanza di sessant'anni queste parole appaiono quanto mai condivisibili e di incredibile attualità; ma, purtroppo, in tanti, troppi casi, vengono quotidianamente disattese rendendo sempre più difficile colmare la distanza che divide le nuove generazioni  da docenti e famiglie che faticano a reggere il passo con trasformazioni e cambiamenti che si succedono freneticamente e che non è semplice capire, governare e guidare in maniera efficace.

Sicuramente per cambiare quest'approccio consolidato nel tempo occorre il coraggio di rimettersi in discussione; e l' utilizzo delle modalità interattive, coinvolgenti e creative che oggi ci vengono proposte in gran numero, e di cui ci occuperemo nelle prossime settimane, non potrà che giovare al raggiungimento di quest'obiettivo che dovrebbe guidare quotidianamente il nostro lavoro.

Commenti

  1. Grazie del contributo, Lorenzo, non conoscevo Calogero. È interessante notare come già 50 anni fa i limiti della didattica tradizionale fossero noti a qualcuno, nonostante a quei tempi il modello trasmissivo desse ancora i suoi frutti. Sarà forse perché ogni educatore sa, più o meno coscientemente, quel che oggi le neuroscienze ci dimostrano, cioè che si impara meglio facendo, piuttosto che ascoltando?

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